Un laboratorio botanico in città

Quattro anni fa a Dergano, quartiere periferico del Comune di Milano, è stato dato il nulla osta per realizzare un progetto di riqualificazione di un area dismessa, in passato già vivaio comunale. Nel 2015 è nato così il Museo Botanico “Aurelia Josz”: un osservatorio botanico ed un laboratorio in costante evoluzione, ispirato da una stimolante ricerca culturale.

Aurelia Josz (Firenze, 1869 – Auschwitz 1944) fu una donna dotata di una moderna visione della società e dell’agricoltura, è stata ideatrice e fondatrice della prima scuola agraria femminile a Milano, che consentiva la formazione settoriale soprattutto a donne in condizioni disagiate.
Ecco spiegato perché a distanza di decenni, durante la prima apertura mensile della stagione sono stato guidato alla scoperta della storia dell’agricoltura da Federico U. e Giovanni S., due ragazzi dell’Istituto Professionale Pareto inseriti nel progetto Scuola-Lavoro. I volontari mi hanno quindi condotto all’interno del labirinto di cereali e mais dove si trova una raccolta vivente di varietà rare ed antiche, accostate a quelle più diffuse. Un viaggio all’interno della storia dell’alimentazione, dell’evoluzione genetica vegetale e delle scelte produttive dell’uomo.

Questo museo/laboratorio ha come obiettivo risvegliare nelle nuove generazioni (e non) la consapevolezza che scelte colturali compatibili al contesto territoriale e climatico, premiano. Le conoscenze del passato vanno tramandate per conservare biodiversità. Ed unendo queste risorse culturali alle moderne tecnologie, le prestazioni dei campi agricoli alternativi saranno eccellenti senza recare danno all’ambiente circostante. La coltivazione di triticum monococco (piccolo farro) per esempio, ha mostrato caratteristiche agricole e nutrizionali interessanti, coinvolgendo nella produzione sempre piu agricoltori e risolvendo parecchi dei problemi alimentari che portano in dote i carboidrati ed il glutine.

Nel parco ho anche incontrato Raffaella Pomposelli, un omeopata con il pollice verde che ha preso in cura un orto dove le piante curano le piante. Specie rare come le fave nere delle murgie, alcuni carciofi e cardi alloctoni, grazie alle loro proprietà multifunzionali vengono alternate a seconda della stagione affinché il terreno, anche dopo la raccolta, sia sempre ricco e predisposto per nuove coltivazioni. La coltura sta dando ottime indicazioni ma bisognerà attendere la terza generazione di semi per poter affermare che l’esperimento è ufficialmente riuscito.

Il museo apre una volta al mese, perciò se volete farvi affascinare da questa realtà affacciata sul futuro che prova a darci gli strumenti necessari per comprenderlo e trarne tutti i benefici possibili seguite la pagina facebook “Museo Botanico Aurelia Josz”: è grazie a queste realtà didattiche che le pratiche agricole come la potatura, la semina, il trapianto, la mietitura e la raccolta torneranno nel nostro vocabolario.

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