La Campagna Elettorale del Giardiniere

Molti di voi potrebbero non sapere che cosa sia il TTIP. Si tratta del Trattato Translatlantico per il Commercio e gli Investimenti: un trattato di liberalizzazione commerciale che ha l’intento di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti d’America. Non è entrato in vigore durante l’ultima legislatura grazie ad un piccolo miracolo ottenuto grazie ad un energica opposizione di portatori d’interesse e cittadini ben informati. Nonostante questo però, non si è riusciti a fermare la provvisoria applicazione di un accordo simile con il Canada, chiamato CETA. Qualche settimana fa l’Assemblea Nazionale Stop TTIP si è ripromessa di non dare tregua ai candidati di molti schieramenti affinchè garantiscano il loro impegno in difesa dei nostri diritti su scala mondiale e quindi non votare il CETA all’approvazione.

Il TTIP, che ha avviato i negoziati tra le parti nel 2013, coinvolge il futuro di 820 milioni di cittadini ed il 45% del PIL mondiale. Ma nessuno ha mai avuto la delicatezza di informarci.

In parlamento c’è chi è convinto che l’export del nostro paese debba essere promosso e incentivato: i dati lo danno in crescita. Ma nessuno di loro si accorge delle condizioni di povertà assoluta in cui versano gli agricoltori che ottengono questi risultati straordinari e della forbice che si allarga tra poveri e benestanti. A chi interessa di quei coltivatori che non raccolgono dalle proprie piante i pomodorini perché a Pachino, il pomodorino arriva dal Senegal? Gli agricoltori sono i primi custodi della nostra unica fortuna: la terra ed i suoi frutti, ed oggi vengono considerati oggetto di scambio sul tavolo della finanza globale.

Le ripercussioni dell’assenza di dazi doganali tra i due continenti sarebbero inquietanti: carne gonfia di anabolizzanti direttamente dagli USA, pesticidi e veleni liberalizzati, l’acqua in mano ai privati, come l’energia, i trasporti e la sanità. Ed è intenzione del TTIP istituire un meccanismo di arbitrato internazionale privato che permetterebbe ad un’impresa di citare in giudizio uno Stato. Vuol dire che chi ci riempe di pesticidi e ci serve pollo lavato nell’acido potrà chiederci ingenti risarcimenti nel caso compromettessimo o minacciassimo i loro investimenti. Il Made in Italy? Basta che il prodotto “richiami l’italianità”.

A questo punto però, devo schierarmi: chi vi scrive è un giardiniere. Qualche mese fa, studiando per ottenere il patentito per l’utilizzo dei fitofarmaci da usare in giardino, riempivo le pagine di appunti fitti per capirne i regolamenti, le ragioni di utilizzo e le precauzioni da prendere. Contemporaneamente studiavo i princìpi della lotta biologica e degli interventi a basso impatto ambientale ma i professori raccontavano di come l’Italia non si è mai differenziata per scelte virtuose quando di mezzo c’è la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità. Anzi, chi ha avuto potere decisionale negli ultimi anni ha prodotto una montagna di leggi buone solo ad ingolfare il motore di un settore che in Italia rappresenta un eccellenza da secoli. Così, ci si è dimenticati del valore della natura e del suo legame diretto con la qualità della vita.



Peter Sellers in "Oltre il Giardino"

“Il lavoro del giardiniere non conosce interruzione tra l’operato della mano, dello spirito e del cuore. Quando rimescola sapientemente il terreno con le dita, allargando lo scavo in cui metterà a dimora una pianta, il suo spirito esplora il mistero di quella profondità accogliente, umida, formicolante di vita. Mentre diserba, e pensieri, ricordi e fantasticherie gli attraversano la mente, si interroga sulla vita e si lascia interrogare da essa. Il giardinaggio, caro lettore, non è che un dialogo ininterrotto con la terra.” (Jorn de Prècy – E il giardino creò l’uomo).

E pensare che il primo incarico di governo, simbolicamente, fu dato ad Adamo: un giardiniere. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel Giardino dell’Eden, perchè lo coltivasse e lo custodisse.”

Il 4 marzo si vota. Perciò mi chiedo. Chi ascolta la terra come un giardiniere? Chi si oppone a questi trattati che distruggerebbero la nostra condizione di vita e quella dei nostri figli? Chi mette l’ambiente (e conseguenzialmente il popolo che lo vive) al centro della sua strategia di rinnovamento? Chi propone di investire nell’energia rinnovabile, seguendo i tanti esempi che hanno risollevato le economie di molti Stati in giro per il mondo? Chi combatte le EcoMafie? Il dialogo con la politica si sta riaprendo grazie alle coraggiose realtà che per vent’anni hanno portato avanti battaglie ideologiche di etica sul lavoro. Resilienti e contrarie ai compromessi, mai dome ed attive politicamente anche a livello locale.

Chi da anni decide per noi, ormai è cieco. Ha perso il contatto con la realtà ed a furia di avere tra le mani e per la testa il denaro, non conosce più il pianeta terra e la linfa vitale che lo attraversa.

Rimarranno sorpresi. Perchè all’Assemblea Nazionale STOP TTIP di sabato 10 febbraio, a Milano c’erano 17 comitati e 16 associazioni che, come tutti i cittadini informati, cominciano ad essere consapevoli della loro influenza.  Dalla Puglia al Friuli, l’Italia, baluardo dei diritti civili in un mondo saturo, consumista e senza idee, può accendere su tutti i fronti una rivoluzione culturale senza precedenti ed è pronta a dar battaglia a colpi di umanità.

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