L’Agricoltura Sintropica sbarca in Italia

Progettare il futuro studiando i processi evolutivi messi in atto dalla natura: a CasciNet, tre giorni di workshop con Felipe Pasini ed Ursula Artzman, divulgatori del lavoro di ricerca di Ernst Gosch in Brasile.

 

Lo scorso week-end CasciNet, laboratorio agricolo e realtà di rigenerazione urbana che abbraccia tecnologia, cultura ed agroecologia nel cuore di Milano, ha promosso tre giornate di workshop sull’Agricoltura Sintropica ospitando Felipe Pasini ed Ursula Artzman, divulgatori del decennale lavoro di ricerca di Ernst Gosch in Brasile.

L’obiettivo? Coinvolgere piccoli e grandi coltivatori e proporre modelli agro-socio-forestali di gestione attiva degli spazi, a partire dai circa 10 ettari a disposizione di Cascinet nel Parco della Vettabbia.

    

Per l’Agricoltura Sintropica non può esistere la domanda “E’ giusto usare i pesticidi?”. Volete proprio una risposta? Gli stessi agricoltori si facciano portavoce davanti agli interessi gonfiati dai sistemi economici, per evitare di essere schiacciati dalle pressioni delle multinazionali su provvedimenti e normative anti-ecologiche (CETA e TTIP per fare degli esempi).

La Vita (nella sua declinazione più nobile) si è evoluta sul nostro pianeta sottostando a regole cosmiche di autoregolazione e la prova è che il 90% dei terreni, senza l’interferenza dell’uomo, si trasformerebbe in foresta.

L’Agricoltura Sintropica è quindi la riproduzione della strategia messa in atto dai processi evolutivi in natura, al fine di renderli possibili nel contesto scelto. Riducendo gli spazi utilizzati, invertendo il processo di degradazione dei suoli e delle risorse idriche, ottimizzando e diversificando la produttività tanto nel tempo quanto nello spazio.

Se consideriamo l’essere umano e gli animali addomesticati come le uniche specie “competitive” nei confronti di altri esseri viventi (che invece rispondono unilateralmente all’amore ed alla cooperazione, sottostando alla sola regola della migliore adattabilità), ci si renderà conto di essere costantemente sovrastati da una perfetta strategia per Essere messa in atto dal pianeta, e di essere tra i pochi a rifiutarla.

Per comprendere come agire è perciò necessario svincolarci dalla considerazione data ad i comportamenti di un singolo essere, per ragionare sulle strategie ecologiche che li comprendono.

Forse, dovremmo umilmente cominciare a pensare che la nostra intelligenza ci sia stata donata per mettersi al servizio di un’inequivocabile forma di intelligenza superiore alla nostra.

Potremmo elevarci a custodi della Vita, per affrontare le sfide future con consapevolezza, provando ad evitare errori di superficialità.

Del futuro non c’è certezza, ma non sembra una follia agire contro il macro-organismo di cui facciamo parte?

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